La Vita

IL DONO DELLA VITA

Beata Margherita della Metola

di Mons. Sergio Campana e Ubaldo Valentini

Prefazione


Questo libretto ha lo scopo di far conoscere la Beata, imitarla,  scoprendo i suoi messaggi sempre attuali. E’ conosciuta nella sua terra, poco in Italia, di più in Europa e molto nell’America del Nord. Deve essere invocata nelle necessità e ottenendo un miracolo, vederla proclamata santa e patrona dei  non vedenti, degli emarginati e dei portatori di handicap.

L’uomo, essere intelligente e libero, vive per gli ideali in forma cosciente e incosciente. Poiché l’ideale siate perfetti come è perfetto il Padre è sempre irraggiungibile, l’attesa e la speranza ci accompagnano e ci sostengono nella vita. “Il Sabato del Villaggio” (Leopardi) ne è una prova. L’uomo è fatto per le cose belle e grandi perché per sua natura è per il bene, ma, per umana fragilità o per errati scopi di vita, non è soddisfatto e quindi infelice e diventa triste e pessimista.

S. Agostino dice: il mio cuore è inquieto finché non ritorna in te, o Signore. Molte volte sbagliamo nella scala dei valori e per questo la vita ci appare un fallimento. Il Vangelo dice: dove è il tuo tesoro ivi è il tuo cuore. La pianta cade dove pende. Cercate quei tesori che i ladri non rubano, quei tesori che valgono in questa terra e perdurano per l’eternità.

I santi sono quelli che in questo mondo hanno vissuto la nostra stessa vita, con le difficoltà e i dolori forse più grandi dei nostri, con responsabilità, con lo sguardo rivolto al Crocifisso e al servizio dei fratelli.

La nostra vita è al servizio degli altri per amore di Dio che ricompensa ogni bene fatto. Avevo fame, sete, ero senza tetto, ammalato, povero e tu  mi hai aiutato. Quando o mio Signore ti ho visto assetato, affamato, senza tetto, ammalato? Ogni cosa fatta al fratello l’hai fatta a me. Entra nel gaudio del tuo Signore. Quante gioie in quel momento! I Santi hanno creduto e vissuto in queste realtà. Del resto Gesù ha detto: sono venuto per servire e non per essere servito. Fate come ho fatto io. Queste realtà sono eterne e Gesù dice: i cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno, nemmeno una virgola sarà tolta. Ecco perché i santi, pur vivendo in tempi lontani, i messaggi e gli ideali delle loro vite sono sempre attuali, come il Vangelo, perché sono valori veri ed eterni.

Beata Margherita della Metola (1187-1220), nata e vissuta in pieno medioevo, in un contesto storico ben diverso dal nostro parla anche agli uomini del XXI secolo. Margherita nasce da una famiglia cristiana che ama, rispetta e vuole la vita. Ogni vita è grande, comunque essa sia, ed è fatta per l’eternità. Nessuno può distruggerla. Potrai uccidere il corpo ma la morte trasforma questa vita terrena in vita celeste ed eterna. Quando questo corpo sarà distrutto, ci è preparata un’abitazione eterna non costruita da mano d’uomo.

Oggi si ha paura della vita per un senso di egoismo, di benessere e di un falso pietismo. Si annulla la vita, si uccide con l’aborto come conquista sociale e come liberalizzazione della donna che diventa assassina del proprio figlio.

Una bimba infelice, cieca, gobba, storpia, ma con un viso grazioso, è sempre una creatura di Dio, con diritti umani e divini. E’ un tesoro per tutta l’umanità. I genitori di Margherita, Parisio ed Emilia, sono stati descritti come disumani nell’abbandono-affido della loro creatura a Città di Castello ma hanno rispettato la sua vita. Se avessero agito con la mentalità odierna non avremmo avuto Beata Margherita della Metola. La Metola è conosciuta in tutto il mondo non per il suo castello e torre fortilizio ma per Beata Margherita.

I genitori hanno pensato, nella fede, a battezzarla nella Pieve di San Pietro di Massa Trabaria, oggi  Mercatello sul Metauro, nello stesso fonte battesimale dove il 27 dicembre 1660 verrà battezzata anche S. Veronica Giuliani. Due fiori di santità sbocciati in questa terra di Mercatello e trasferiti poi a Città di Castello, dove perfezionarono ed esercitarono la loro santità e dove sono venerati i loro corpi. Due città collegate per vicende storiche, religiose  e commerciali.

Un pio e colto sacerdote si prese cura di lei: la introdusse, ancora piccola, nei misteri divini e la istruì nelle lettere classiche; gettò in lei quei semi di istruzione religiosa e di santità che Margherita, con l’ispirazione dello Spirito Santo, sviluppò nella sua vita, e l’aiutò a comprendere la vera dimensione della sua sofferenza (handicap) e quella degli altri per santificarsi.

Altro è parlare di dolore, altro è viverlo. Solo così si capisce chi soffre e si è portati ad aiutare gli altri. L’handicappato porta un messaggio di vita e con discrezione ci sussurra Ci sono anch’io in questo mondo con i miei diritti e dover;, non nascondetemi, non relegatemi in casa dove non posso più vivere; portatemi a vedere il sole, le bellezze della natura; fatemi incontrare gli uomini con cui poter parlare. Non vergognatevi di me, non è colpa mia , accettatemi come sono affinché anch’io possa donare, insegnare e portare un contributo alla società col dolore, con la pazienza, con la saggezza, con la vita. Il dolore ha un valore infinito nel dogma della comunione dei santi. Cristo ha salvato il mondo con il dolore e la Croce. Anche noi, uniti al Cristo, cooperiamo alla salvezza e  diventiamo uomini maturi nella prova.

Margherita per l’educazione cristiana ricevuta, oggi così dimenticata e non curata, nel trovarsi sola a Città di Castello, indifesa e lasciata senza genitori in una città  a lei sconosciuta, poteva sentirsi ultima dei desiderati mentre la fede in Dio Padre l’ha sostenuta. In Lui confida e si affida.

Noi confidiamo negli uomini, ma quanti tradimenti e delusioni! La Scrittura dice: Beato l’uomo che confida nel Signore; maledetto l’uomo che confida nell’uomo. Ma ogni regola ha la sua eccezione. L’umiltà di Margherita e la sua dolcezza conquistano i più poveri e nasce una solidarietà dei poveri per aiutarsi, cosa che invece non avviene tra i ricchi. La povertà e il dolore comune uniscono i popoli; il benessere e la ricchezza dividono anche i fratelli. Gesù dice: Beati i poveri, di essi è il regno dei cieli. Se hai bisogno va dal povero poiché ti capisce e ti aiuta, non andare dal ricco perché non ti capisce. Una pancia piena non sa cosa sia la fame e chi non è stato ammalato non capisce il malato.

Margherita ha provato tutto ed ha capito tutto e tutti e per questo si è dedicata ai dolori degli altri, dimenticando i propri, con una visione cristiana e soprannaturale. Non è stata oggetto, ma soggetto di apostolato. Guarisce il malato e salva il sano.

In convento lei, ancora bambina, si è dedicata alla preghiera e alla contemplazione dei misteri divini in una maniera così esemplare da “scandalizzare” le stesse consorelle. Oggi siamo presi dal dinamismo della vita, dal chiasso, dalla frenesia, dalla fretta e diciamo di non aver tempo per pregare, che è, in realtà, semplice parlare e ascoltare il Signore. Ma per ascoltarlo occorre il silenzio. Viviamo nel chiasso, creiamo il chiasso, detestandolo, e non sentiamo più la voce di chi non ha voce, la voce di Dio e quella degli uomini. Manca il silenzio, l’ascolto, il colloquio con gli uomini e con Dio.

Margherita sentiva la voce di Dio e comprendeva anche i bisogni degli uomini. Dotata di una grande intelligenza e di una forte memoria faceva tesoro di ogni istruzione e conosceva a mente tutti i salmi che recitava con profonda fede e comprensione. Sentiva la gioia della preghiera che si vedeva dal sorriso del volto e in estasi parlava col Signore.

Cieca, quindi non distratta, aveva un’unione intima con Dio, assorta nella contemplazione, nell’ascolto dell’ispirazione dello Spirito Santo con i suoi sette doni tanto da consigliare anche i dotti, i sapienti e teologi di Città di Castello che si rivolgevano a lei. Possedeva una scienza divina che non veniva dagli studi, ma da Dio che l’ispirava per parlare ai cuori e convertirli. Era la donna della preghiera, non di formule ma di colloquio vero con Dio. Che esempio a noi che non preghiamo o preghiamo male e talvolta solo con le labbra, mentre il cuore e la mente sono lontani da Dio!

Cieca, con difficoltà di movimento, sola, donna e indifesa, conosceva le vie di Città di Castello, le case dei malati che andava a trovare di giorno e di notte; da sola si recava alle carceri dove scontavano la pena i detenuti e dove i condannati a morte attendevano l’esecuzione per portare loro conforto. La sua presenza e la sua parola erano di aiuto, perché parlava loro dell’amore e della misericordia di Dio Padre, che scrive diritto anche nelle vie storte degli uomini. Si avvertiva che quelle parole non erano prediche, ma parole divine dettate da un cuore che soffre e che ama.

Sono forti i dolori fisici, ma quelli morali della tristezza del cuore, della solitudine, delle famiglie divise, dei figli traviati, dell’amore tradito, dei problemi familiari nascosti per vergogna o riservatezza sono  ancora maggiori.

Margherita sensibile, segreta, intuiva o veniva a sapere o veniva chiamata, accorreva per lenire, minimizzare i dolori con il conforto della sua parola. Essa portava la pace e Gesù dice: Beati i portatori di pace, che saranno chiamati figli di Dio.

Non ha conosciuto e sentito il calore della sua famiglia, ma la Sacra Famiglia venne trovata incisa nei globi del cuore e nella provvidenziale accoglienza di Venturino e donna Grigia che l’accolsero nella loro famiglia come una figlia. Fu un vero e proprio gesto di affido e non un egoistico atto di adozione. Rispettarono la sua provenienza, i suoi genitori, i suoi sentimenti e le porsero l’amore e l’attenzione di cui aveva bisogno, essendo ancora giovanetta. Donna Grigia la introdusse nella vita borghese della città, oltre che nel movimento delle terziarie domenicane: Le Mantellate.

A 33 anni, Margherita della Metola chiude la sua esistenza terrena. Tutto il popolo tifernate partecipa all’agonia e alla morte della sua figlia prediletta. Oggi, con sempre maggior frequenza, la morte è relegata in una corsia di ospedale, in un ospizio, in una strada e il cadavere viene posto in un freddo obitorio. La società nasconde la morte e non la vuole vedere. Non così avvenne per Margherita poiché tutto il popolo si strinse attorno al suo corpo senza vita e subito la invocò come santa. La sua tomba è venerata, allora come oggi, nella chiesa di San Domenico in Città di Castello, dove i pellegrini corrono a pregarla.

La vedi vestita dell’abito delle terziarie domenicane, ma non è una monaca claustrale e una suora: è una donna laica vissuta nel mondo a contatto diretto e quotidiano con l’umanità intrisa di dolori, di infermità, di ingiustizie e di peccato. Ogni fedele battezzato appartiene, proprio per il battesimo, alla Chiesa, corpo mistico di Cristo, e per questo è chiamato alla santità con la preghiera, l’unione con Dio e con le opere affinché il regno di Dio cresca. Ogni persona, quindi, per sua natura, o è un apostolo, un Cristoforo (portatore di Cristo) o è un apostata.

Margherita fece prodigi in vita e miracoli dopo la morte. La Congregazione dei Santi a seguito di un rigoroso processo di canonizzazione, presieduto dal card. Bellarmino, la proclamò Beata. I domenicani, avendone avuto il culto liturgico, non si preoccuparono di farla proclamare Santa nonostante esistesse un miracolo valido per la scienza dell’epoca.

In data 8 ottobre 1988, i vescovi delle Marche e dell’Umbria ottennero dalla Congregazione dei Santi la proclamazione di Beata Margherita della Metola patrona dei ciechi e dei portatori di handicap nelle diocesi di Urbania-Urbino-Sant’Angelo in Vado e Città di Castello.

Questa vita scritta per il popolo serve a far conoscere la prodigiosa vita della Beata per amarla, per imitarla nel suo messaggio esistenziale ed evangelico, per pregarla, per chiederle un miracolo, per vederla proclamata Santa e protettrice universale dei non vedenti, degli emarginati e dei portatori di handicap.

 

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